Free to play (le app “gratuite”)

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Girovagando sulle varie news di Androidworld.it stamattina, sono incappato in una molto interessante, che potrebbe dare una svolta al mondo delle app “free to play”/”pay for play”. La Commissione Europea e la CPR (consumer protection coperation) hanno deciso di indire una riunione con tutte le più grandi case tecnologiche (Apple e Google ovviamente in primis) per stabilire i parametri di giudizio su questi giochi gratuiti ma che in verità gratuiti non sono. Ma partiamo dall’analizzare che cos’è un gioco “free to play”; è un gioco gratuito, sia per essere scaricato, sia per essere “giocato”, quindi non devono esserci forme di arricchimento per il creatore, perchè già dal suo concepimento questo gioco non avrà scopi di lucro (più o meno, anche se, andando a vedere su wikipedia la definizione è diversa, perchè ovviamente è stata riadattata). Quì c’è una grossa distinzione da fare, quella tra i giochi per mobile e tablet e quelli per pc e console, perchè la differenza è sostanziale, basti pensare che un’app ormai può essere scaricata anche da un bambino di 8/9 anni se possiede uno smartphone (e ormai devo dire che anche i bambini di 5 anni lo possiedono, assurdo), mentre un gioco per pc, ma in primis, il pc stesso può essere considerato come un oggetto per una fascia un pò più ristretta di utenza, mentre, per concludere, le console possono essere considerate come un discorso a parte, visto che fino a non molto tempo fa erano l’oggetto su cui si giocava ad un gioco e basta, ma oramai con tutte le introduzioni social e anche quì, dei giochi “pay to play” (primi tra tutti buggerfield 4 e call of duty ghost, ma non siamo quì per parlare di questi “giochi”, devo trattenermi..) è diventata un terreno minato. Tornando al discorso delle app, visto che è il motivo per il quale c’è stata questa riunione, abbiamo un dato molto importante che riguarda gli acquisti in app, la cifra si aggira sui 63 miliardi di euro nei prossimi 5 anni, sicuramente un dato veritiero visto che nel 2013 sono stati spesi ben 240 milioni nella sola Germania per gli acquisti “in app”, l’allarme guarda caso arriva proprio dalla nostra Italia seguita da Regno Unito, Belgio e Danimarca (come se non bastasse la crisi vero?), inoltre, dato che a me sinceramente non sorprende, ma che magari sorprenderà voi, più di un milione degli acquirenti è di età compresa tra i 10 e i 19 anni.

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La questione centrale della vicenda è l’uso ormai estremizzato della parola “free” nei vari marketplace dei vari gestori, a quanto pare sembra esserci una certa difficoltà degli sviluppatori nel capire che quella parola sta  a rappresentare un gioco gratuito in tutto e per tutto, privo di microtransazioni al suo interno o di altre (ancora peggiori) obbligatorie da fare per poter giocare, primo perchè si rovina sicuramente l’esperienza di gioco dell’utente e secondo, perchè in certi casi può portare a delle patologie come quella del gioco d’azzardo (certo magari in maniere più ridotte, ma comunque gravi).

L’unica che per il momento sembrerebbe aver fatto un passo in avanti sarebbe Google, introducendo la voce relativa proprio a questo tipo di aqcuisti sul Play Store, servirà a qualcosa? Io credo di no, e voi?

1 Comment

  1. Dai grafici pubblicitari agli avvocati, i migliori sono considerati quelli che riescono a convincerti o convicere la massa dicendo solo la parte di realtà che gli interessa e tutelando il loro “cliente o committente” da responsabilità giuridiche, penali o sociali… quindi no, credo che non cambierà…

    l’onestà è la peste dell’economia nella nostra era….

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