Tatuaggio, per moda o con significato?

Buongiorno ancora una volta a tutti quanti, come avevo detto, oggi voglio toccare un argomento che a me sta molto a cuore, visto che è presente sulla mia pelle, come avrete letto dal titolo e capito dalle mie parole, oggi si parla di tatuaggi. Un’arte che spesso è al centro di molte discussioni (più o meno serie) e che negli anni sicuramente si è evoluta (probabilmente in peggio).

Un pò di storia:

Tatuaggi terapeutici sono stati ritrovati sulla Mummia del Similaun (ca. 3300 a.C.) ritrovata nel 1991 sulle Alpi italiane, altro ritrovamento

 con tatuaggi anche piuttosto complessi è quello dell'”uomo diPazyryk” nell’Asia centrale con complicati tatuaggi rappresentanti animali o quello della principessa di Ukok databile intorno al 500 a.C. che rappresenta un animale immaginario (cervo e grifone) di un alto livello artistico, arrivato quasi intatto a noi grazie alla permanenza nel permafrost.Tra le civiltà antiche in cui si sviluppò il tatuaggio fu l’Egitto ma anche l’antica Roma, dove venne vietato dall’imperatore Costantino, a seguito della sua conversione al Cristianesimo (“Non vi farete incisioni nella carne per un defunto, né vi farete tatuaggi addosso. Io sono il Signore” Levitico 19.28′). È peraltro da rilevare che, prima che il Cristianesimo divenisse religione lecita e, successivamente religione di Stato, molti cristiani si tatuavano sulla pelle simboli religiosi per marcare la propria identità spirituale.

Ovviamente sono state ritrovate anche in molti altri periodi delle forme di “decorazione del corpo”, anche nel Medioevo i pellegrini avevano l’usanza di tatuarsi i simboli religiosi di santuari visitati, ed è proprio da quì che possiamo partire, infatti, la maggior parte di queste persone si tatuavano per “marchiarsi” delle esperienze di vita sulla propria pelle, in modo che non se ne andassero mai via e rimanessero sempre vive. Negli anni si sono susseguite molte evoluzioni del tatuaggio (sicuramente la più interessante è quella dei tatuaggi nelle carceri), ma il significato è rimasto sempre quello, avere un “pezzo di vita” bello o brutto indelebile sulla pelle. Ai giorni nostri invece per molte persone questa arte ha subito una deformazione, ovvero, “mi vado a tatuare perchè mi piace quel disegno”, “mi vado a tatuare perchè così in estate posso mostrare qualcosa”, se ci pensate il fatto è molto triste, un significato profondo distrutto e mutato in una trovata commerciale o per moda. Senza tener conto del fatto che, mentre gli antichi si tatuavano simboli religiosi, luoghi che avevano visitato e altro ancora, ora l’uomo (o donna) si tatua le stelline, la farfallina (perchè l’ha vista in tv, non faccio nomi), la fenice (e vi garantisco che il 90% la fa solo per moda), o ancora peggio i tribali; questi nascono nelle tribù e venivano tatuati solo dopo che un membro riusciva a superare delle prove o delle azioni tali che gli dessero il diritto (non era roba per tutti per intenderci) di tatuarsi, oggi invece lo si fa perchè “fa figo” (soprattutto i palestrati, non voletemene, ma quelli proprio non capiscono un emerito cazzo di quest’arte). Ma magari voi non crederete alle mie parole, quindi lasciate che vi mostri qualche immagine.
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 E non ho voglia di continuare perchè mi viene il nervoso da quanto siano inutili. Il fatto è che viviamo in una società che oramai prende tutte le antiche arti e le deforma per farle divenire una trovata commerciale e quindi avere un ricavo di denaro, e purtroppo ci sono i solito “furboni” che ci cascano come delle pere cotte. Il mio punto di vista penso che l’avrete capito da come ho scritto questo post, ovvero, il tatuaggio è una marca indelebile che una persona si tatua sulla pelle e come tale dovrebbe essere interpretata, quindi dovrebbe rappresentare una parte di vita vissuta.

Vi lascio quì sotto una foto di uno dei miei tatuaggi, la scritta dice “I finally find my way back home”, che è un pezzo di una canzone dei Domine (band metal italiana), che mi ricorda che per quanto la vita possa esser dura e difficile io riuscirò sempre a trovare la forza per andare avanti; sotto ad essa c’è un drakkar, una nave vichinga, con intagliata sulla prua la runa di Odino (il mio credo).

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8 Comments

  1. io di tatuaggi ne ho due (e uno nella mente, prima o poi lo porterò sulla pelle) 🙂
    son fatti in modo che io non li veda , non son in vista, ma neppure celati.

    il tatuaggio per me è un post it in fondo, per ricordarmi alcune cose e non farmi più del male 😉

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